03 giu 2011

MINESTRONE DI MARRONI NEL 1300

Esiste nel Medioevo una cucina locale?
Sì, a livello contadino, perché a base di prodotti locali.
No, se ci si sposta in città.
Una delle caratteristiche della cucina medioevale è quella di non apprezzare le cucine locali, in quanto identificate con la cucina contadina e quindi povera.
Nel Medioevo mangiare i prodotti del territorio è una cosa da “villani” cioè da contadini.
Dunque la cucina “alta” è una cucina “internazionale”, principalmente basata sulla carne arrostita, simbolo di caccia e vita all'aperto.

Nell'alimentazione delle campagne padane era molto usata la carne d'allevamento bollita, perchè permetteva di utilizzare al massimo le risorse, e la tradizionale minestra coi fagioli: non i fagioli attuali, originari dell’America, ma i fagioli cosiddetti “all’occhio”, una varietà di origine mediterranea.

Nelle più povere aree Alpine o Appenniniche veniva sostituita dal minestrone coi marroni che ne è una interessante variazione che attraversa le regioni ed i secoli.

Nell'opera "De magnalibus urbis Mediolani" composta dal milanese Bonvesin de la Riva in epoca viscontea e scritta in un pulito latino medievale con una diligenza statistica improntata al nuovo mondo mercantile delle "regine della Padania" (Venezia, Padova, Bologna, Mantova e Milano) viene testimoniata l'uso delle castagne:

"Appaiono poi le castagne quelle comuni e quelle nobili, vendute per l'intero corso dell'anno, in quantità immensamente abbondante, tanto ai cittadini quanto ai forestieri.
Cucinate in diverse maniere, esse rifocillano abbondantemente le nostre famiglie.
Si fanno cocere verdi sul fuoco e si mangiano dopo gli altri cibi al posto dei datteri, e a mio giudizio hanno un sapore migliore di quello dei datteri.
Spesso si lessano senza guscio e, cotte così, molti le mangiano con i cucchiai; oppure, buttata via l'acqua della cottura, spessissimo le masticano senza pane, o anzi al posto del pane.
Si danno ai malati dopo averle dissecate al sole e poi cotte a fuoco lento."




Interessante scrittore vissuto fra il 1240 ed il 1315, massimo esponente della letteratura volgare dell'Italia settentrionale del XIII secolo, precursore di una generazione di Dante, Bonvesin è ancora scrittore di un medioevo colto del quale ripete i motivi caratteristici della lotta fra bene e male, inferno e paradiso, rosa e viola, secondo lo schema moralistico del dramma religioso, ma in cui appaiono già i prodromi dell'esaltazione delle virtù borghesi rispetto a quelle aristocratiche.

Fu magister e fu frate terziario dell'Ordine degli Umiliati e fece parte dei decani dell'Ospedale nuovo.
Si allineò ai Visconti: nei "Carmina de Mensibus" allegorizza il tentativo di ribellione di Napo della Torre, la cui famiglia fu esiliata, dopo la sconfitta a Desio del 1277, a Marradi, ove tuttora vivono i discendenti nello splendido Palazzo Torriani, di cui si è parlato QUI.